skyline di Mantova

 

 

Antiche dimore signorili in Mantova

Classe Terza D Operatore Turistico
Anno scolastico 1996-1997

Home page / Le realizzazioni degli studenti /Antiche dimore mantovane

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Introduzione

 Mantova, come molte altre città, possiede abitazioni signorili, ma ciò che la contraddistingue sono le sue dimore di un tempo dalla elevato livello qualitativo dovuto principalmente alle peculiari condizioni storiche, ambientali e culturali, di cui essa ha potuto beneficiare.

Mantova, infatti, ha goduto per circa 380 anni di una sostanziale stabilità politica, sotto l'insegna di un casato tra i più fastosi d'Europa , i Gonzaga.

La gran famiglia principesca fu così da esempio per quelle famiglie nobili di censo e di spiccata sensibilità artistica di cui parleremo.

Il prestigio di tali dimore si spiega con il desiderio di decorare le proprie abitazioni da parte degli aristocratici, per lo più recenti e d'origine rurale, per dare lustro al proprio casato.

Alla millenaria usanza del cotto a vista, subentra quello dell'intonaco, materiale più facilmente reperibile per i borghesi ed i mercanti rispetto al marmo.

Ecco quindi, che l'affrescare anche le facciate delle proprie case, consentiva d'esprimere all'esterno la propria dignità ed il proprio benessere.

Purtroppo le decorazioni pittoriche delle facciate rinascimentali di case e palazzi sono andate perse e di esse possiamo solo immaginare le fastosità, grazie ai pochi frammenti ancora oggi visibili.

Pure gli interni sono ricchi di decorazioni, di stucchi, di colore e di sontuosi saloni e scaloni.

Il tardo '500, infatti, è stato per Mantova un periodo molto prospero dal punto di vista artistico, ed ha lasciato in alcuni palazzi, importanti tracce.

Non mancano, lo stesso nel nostro itinerario, palazzi prettamente settecenteschi, tra i quali il Palazzo Vescovile e Palazzo Cavriani.


Sintesi storico-artistica

.

 

FAMIGLIE DOMINANTI

 

CANOSSA

BONACOLSI

GONZAGA

1100

1272

1328-1707

 

Periodo storico

FIGURE DOMINANTI

ARTISTI

DIMORE

‘400

 

 

 

 

Si tiene il concilio e Mantova diventa uno dei centri culturali più importanti

 

Marchese Ludovico II Gonzaga

 

Leon Battista Alberti
(S.Andrea-S.Sebastiano)

Mantegna

Fancelli

Casa Beata Osanna Andreasi

Casa Menozzi

Palazzo Biondi

‘500

 

 

 

Grandi ristrutturazioni urbanistiche ed architettoniche

Isabella d’Este

Duca Federico I
Gonzaga

Giulio Romano

G.B.Bertani

Casa di Giulio Romano

Casa Bertani

‘600

 

 

 

Inizia il progressivo declino dei Gonzaga

Rafforzamento di altre famiglie nobili cittadine

Vincenzo I Gonzaga

Viani

Sebregondi

Geffels

Palazzo Sordi

Palazzo di Giustizia

Palazzo Valenti Gonzaga

700

 

 

 

Rinnovamento urbanistico architettonico

Trasformazione di edifici preestistenti in edificio ad uso militare

Amministrazione Austriaca
(Maria Teresa d’Austria)

Paolo Pozzo
(Architetto)

G.Bazzani
(Pittore)

Palazzo Vescovile

Palazzo delle Finanze

Palazzo d’Arco

Palazzo Cavriani

Palazzo dell’Accademia

 

 

PALAZZO D'ARCO

La fuga a Venezia del Duca Ferdinando Carlo (ultimo Gonzaga) inseguito dalle truppe austriache durante la guerra di secessione spagnola, determina il passaggio del territorio mantovano sotto la sovranità dell'Impero Austriaco durato fino al 1886. L'unica eccezione fu la dominazione napoleonica (fine '700 primi '800). Mantova diventa così per gli austriaci, un importante punto strategico.

In seguito il nuovo governo insediato assicura rinnovamenti a livello socioculturale e urbanistico-architettonico, il che porta alla realizzazione di nuove costruzioni, alla trasformazione d'edifici preesistenti per scopi pubblici e civili ma soprattutto militari.

In questo contesto nel 1784 fu iniziata, per volontà del conte Gian Battista Gherardo, la cui famiglia era originaria di Arco, paese in provincia di Trento, la costruzione di Palazzo d'Arco.

I conti si stabilirono in mododefinitivo a Mantova a partire dal 1740 ed ereditarono la parte anteriore del palazzo, alla morte dello zio Scipione Chieppo. Su ordine del conte Gherardo il progetto dell'edificio fu realizzato dall'architetto mantovano Antonio Colonna, coadiuvato da Paolo Pozzo. Fu ripreso lo stile classico dell'antica Roma, che a sua volta si rifaceva all'architettura greca, da qui la forma che richiama lo stile antico della facciata.

Il palazzo presenta diversi elementi: quattro colonne e l'arco principale del portone d'ingresso, dove si possono notare pure un poggiolo e il timpano (famoso triangolo greco compreso fra gli spioventi del tetto ed il fregio).

All'esterno sono visibili le lesene (semipilastri spogli d'ornamenti) e due ordini di finestre: quelle inferiori caratterizzate da inferriate poste per la difesa dell'edificio, quelle superiori a rettangolo aventi stili tipici del '700.

All'ingresso del palazzo si nota un'area dove le carrozze si fermavano per scaricare le merci e le persone.

Nel 1872 alla proprietà ereditata dai Chieppio s'aggiunse l'acquisto del resto del palazzo, appartenente ai marchesi Dalla Valle, in altre parole tutta quell'area di là dall'esedra. Questa comprendeva una gran costruzione formata da corpi rinascimentali attorno ad un cortile racchiuso nell'esedra. (costruzione semicircolare che divide il giardino dal cortile, luogo di ritrovo e di conversazione).

Entrando notiamo un bel giardino, luogo romantico della seconda metà dell'800.

A lato del giardino vi è una serra usata come spazio verde detta "Orangery". Essa ha un impianto di riscaldamento (radiatori sotterranei), collegato ad una stufa, in modo da mantenere, anche nella stagione invernale una temperatura caldo-umida.

Questo luogo è circondato da vetrate dalle quali penetrava luce e si potevano intravedere le bellezze del giardino ed è abbellito da una statua in stile liberty.

All'interno del palazzo si possono ammirare le stanze riccamente arredate, la quadreria, la cucina, ed il prezioso salone dello Zodiaco affrescato nel '500 situato oltre l'esedra.

Alle stanze del piano nobile s'entra tramite un imponente scalone, lungo il quale sono sistemate alcune cassapanche decorate con lo stemma del casato e una singolare portantina. Nel salone degli antenati sono esposti 60 ritratti di famiglia eseguiti a partire dalla metà del '500, la famosa "quadreria".

Altra sala importante è quella di Alessandro Magno o del Bazzani in quanto da questi affrescata. Questa sala contiene sette imponenti tele nelle quali il pittore settecentesco mantovano G. Bazzani ha rappresentato episodi della vita del gran macedone. I dipinti che compongono tale ciclo si susseguono da destra a sinistra. Nella sala sono pure collocate su cavallettiopere rinascimentali e seicentesche non attribuite al Bazzani. Sulle casse si trovano sculture di varie epoche.

La sala dello zodiaco è situata, al piano superiore.

In quest'edificio vi è anche un'importante biblioteca in fase di sistemazione, che raccoglie circa 6.000 volumi, tra cui manoscritti e 3.000 stampe. In definitiva palazzo d'Arco è costituito da una serie di palazzi inglobati in esso, alcuni molto antichi, addirittura del '400. Il palazzo è stato lasciato in eredità alla città di Mantova, dall'ultima discendente del nobile casato, la contessa Giovanna spentasi nel 1979. Dal 1979, persuo desiderio, l'edificio è divenuto importante museo aperto al pubblico. E' spesso meta preferita di studiosi.

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PALAZZO CAVRIANI

Il Palazzo Cavriani, ora proprietà di una società immobiliare e purtroppo non visitabile, è molto imponente e richiama innanzi tutto la storia dell'importante casata che l'ha fatto costruire: la famiglia Cavriani.

I Cavriani s'affacciano nella vita pubblica mantovana durante il dodicesimo secolo. Il cognome precedente era Capriani, derivante dal luogo di provenienza della famiglia e in pratica Cavriana. La famiglia Cavriani ebbe una spiccata rilevanza nell'epoca gonzaghesca, tanto che nel 1638 fu insignita da Maria Gonzaga del titolo di Marchesi.

I Cavriani, nel '200, erano residenti in contrada S.Giovanni; nella prima metà del '400 si trasferirono nella contrada di S.Leonardo e precisamente in via Trento.

Il palazzo è stato trasformato da una radicale ristrutturazione attuata nel '700: nel periodo della dominazione austriaca subentrata al governo dei Gonzaga. Per la riedificazione delle fondamenta fu chiamato l'architetto bolognese Alfonso Torreggiani, che nel 1756 ,come richiamato dall'epigrafe all'inizio della scala, rase al suolo l'edificio precedente, facendone sparire ogni traccia, e qui eresse il palazzo che vediamo ora.

Il grande edificio s'affaccia su tre vie pubbliche: via Trento, via Cavriani e via Cappuccine.

Sul retro c'è una lunga sequenza di fabbricati, destinati in passato a funzione di scuderie, fienili, magazzini, in ogni caso legati alla vita quotidiana della famiglia.

Il palazzo presenta numerose finestre munite al piano inferiore d'inferriate difensive, e che al piano superiore hanno una copertura alternata in forma triangolare ed a semiluna con diversi ornamenti.

Il palazzo presenta inoltre tre portali diversi pur aventi le stesse caratteristiche: le colonne sotto il basamento in stile classico, il capitello ed i pilastri che sostengono la loggia.

L'andamento delle finestre che al piano inferiore si presentano con delle inferriate, per la difesa, e dal piano superiore sono rettangolari con ritmo alternato tra la copertura della finestra, con la triangolare ed una piccola semiluna ed hanno diversi ornamenti.

La facciata è più composta lungo il fianco destro, che asseconda l'andamento di via Cavriani, Al di là dalla soglia c'è un atrio con un portico, che porta ad un elegante e spazioso cortile.

All'interno lo scalone d'onore adorno di statue e stucchi, porta al piano nobile ed immette direttamente nel gigantesco salone di ricevimento ricco di stucchi e dipinti ed arredato con mobili d'epoca.

Sempre nel piano superiore si trovano i soffitti affrescati dal pittore mantovano settecentesco Giuseppe Bazzani e decorati con gli stucchi d'artisti molto qualificati che hanno lavorato anche nel palazzo Ducale. Purtroppo due soffitti sono stati gravemente danneggiati nel corso dell'ultima guerra.

Di fronte al palazzo in via Trento ,dall'altra parte della strada ,s'estende un ampio giardino neoclassico, appartenente pure ai Cavriani, realizzato intorno al 1836.

Fu il Marchese Luigi Cavriani a far collocare al centro del giardino, su un elevato piedistallo, una statua marmorea alta più di tre metri raffigurante il poeta Virgilio. Questa fu l'ultima opera ad essere eseguita e completata intorno al 1836.

Ci sono anche 13 busti posti sulle diverse colonne della cancellata, anche essi in marmo, raffiguranti altri personaggi mantovani dell'antichità: saggi, scrittori, letterari, critici e lo stesso marchese Cavriani.

I busti sono opera del milanese Stefano Girola, mentre i disegni dei pilastri, dei cancelli e del piedistallo della statua di Virgilio sono opera del bergamasco Giovanni Battista Vergani, architetto molto noto ed importante nel '700 / 800.

Il pittore locale Alessandro Ferraresi ornò invece il muro di fondo del giardino

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 PALAZZO BIONDI

Palazzo Biondi è situato in Via Cavriani ed e appartenuto alla famiglia dei conti Biondi, parenti dei Signori d'Arco. Si trova nella parte romana di Mantova, e precisamente nel quartiere di San Leonardo, il più antico. Qui, infatti gli studiosi sostengono che ci sia stata la città romana degli artigiani, in pratica il quartiere del lavoro e delle attività.

Nella dimora di questi ultimi, infatti, si possono trovare parecchi quadri del Bazzani, venduti alla famiglia d'Arco dai cugini Biondi, probabilmente in un momento di difficoltà finanziarie di questi ultimi.

E' un palazzo enorme ed antico della fine del '400. Per comprenderne la storia è utile ricordare che nel 1472 morì Leon Battista Alberti, cui successe il suo aiuto toscano, l'architetto Luca Fancelli.

Allievo del Brunelleschi, seguendo le direttive dell' Alberti, Luca Fancelli ha lavorato per sistemare tutta la città di Mantova, dai marciapiedi alle vie principali.

Si realizza a quel tempo il famoso asse gonzaghesco, che partendo dal palazzo di S. Sebastiano, passa davanti alla casa del Mantegna, fino ad arrivare alla chiesa di S. Andrea, dove tuttora sono custodite le reliquie del sangue di Cristo.

L'intervento continuò con piazza delle Erbe, la rotonda di S. Lorenzo restaurata, perché antichissima e palazzo della Ragione. S'aggiunse pure l'orologio astronomico, la torre quattrocentesca e sirestaurò il palazzo del Podestà. Questi tra le piazze Erbe e Broletto, presenta il famoso merlo incassato (perché la coda di rondine non ha lo spazio aperto) tipica dello stile fancelliano e che ritroviamo anche nel Palazzo Biondi.

Palazzo Biondi era tutto affrescato (in alto si può notare una piccola traccia).

L'ingresso è importante e non presenta le solite colonne, è lo stesso un modo diverso ma pur sempre elegante di presentarlo. Sopra l'ingresso sitrova il balcone e si può vedere inoltre una scritta dedicata al signore della casa.

Notevoli sono le dimensioni di questo palazzo ad elle che a quei tempi era abitazione di una sola famiglia con la sua servitù. Andando sempre avanti, troviamo un palazzo dall'intonaco giallino che faceva parte della stessa proprietà' dei conti Biondi, e dove vi era uno spazio adibito alle carrozze ed alle stalle. Proseguendo s'arriva ad un palazzo rosa appartenuto ai Mago, trasformato in appartamenti dopo la sua riedificazione.

Anche in questo caso parliamo di un palazzo molto antico del periodo quattrocentesco, restaurato con la chiesa, anch'essa molto antica del dodicesimo secolo.

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EX OSPEDALE DI SAN LEONARDO

L'ex ospedale di San Leonardo è un imponente palazzo voluto da Ludovico II e fatto costruire su progetto di Luca Fancelli.

Egli commissionò al Fancelli la creazione dell'ospedale per ospitare gli orfani, la gente povera, i pazzi e le ragazze madri.

All'interno il cortile diviso in quattro chiostri, che servivano per ospitare in modo distinto le donne incinte, gli uomini, i bambini, i medici.

Quest'ospedale era molto importante per la gente bisognosa, perché in questo luogo trovava aiuto e comprensione da parte delle persone, che vi prestavano la loro attività umanitaria.

Questa è una costruzione del '400, poi ristrutturata nel 700 dal veronese Paolo Pozzo, che ne modificò la facciata e come si può notare dai diversi stili che hanno caratterizzato le varie epoche.

Quest'ospedale fu chiuso e trasformato in un carcere, come molti altri ospedali e conventi, durante la dominazione austriaca. Oggi è sede della Polizia Stradale.

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PIAZZA VIRGILIANA

Piazza Virgiliana, era prima denominata Piazza dell'Argine, perché era tutta palude, la cui acqua proveniva dal Lago di Mezzo, che a sua volta era formato dalle acque del fiume Mincio. Essa comprendeva un antico Porto, detto porto dell'Ancona di S. Agnese.

Esso era il porto vescovile, molto grande e contornato dalle case dei pescatori e dei popolani, che in esso trascorrevano parte della loro giornata a lavorarvi.

L'Ancona fu prosciugata ed interrata solo a partire dal 1735.

La trasformazione della piazza, secondo criteri neoclassici, si deve a Paolo Pozzo, verso la fine del '700;infatti ancora oggi appare ordinatamente divisa in vialetti e con gli spazi cintati da siepi ed alberi.

Dall'altra parte della circonvallazione (sul lato opposto circa) c'era (e c'è tuttora) il porto della Catena, usato dai Gonzaga per la costruzione dei "bucintori", (navi per il trasporto delle merci e delle persone) che poi raggiungevano il mare Adriatico per via fluviale (ora vi sono attraccate le motonavi per il turismo fluviale).

L'Ancona di S. Agnese comunicava con il Porto Catena attraverso il fossato dei Buoi (il famoso macello all'aperto coincidente con via Accademia dove sono state ritrovate le famose mura romane) che portava l'acqua a tutta la città.

Questa piazza e l'attuale via Accademia delimitavano la prima cerchia della città di Mantova.

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PALAZZO VESCOVILE

 Il Palazzo Vescovile sorge sulla Piazza Sordello e da circa un secolo e mezzo è la residenza del Vescovo di Mantova ed è sede della Curia diocesana.

Il palazzo che lo fiancheggia è Palazzo Castiglioni o Bonacolsi, la cui storia ci è in parte nota in virtù di documenti scritti ed anche grazie a testimonianze figurative, come quella del famoso quadro di Domenico Morone.

Il quadro custodito nella reggia ducale Mantovana rappresenta la caduta della signoria dei Bonacolsi e l'avvento di quella dei Gonzaga, con il famoso colpo di Stato del 1328, attuato dai Corradi, famiglia originaria di Gonzaga.

Il Palazzo, poco dopo la metà del '400, fu abitato dalla nobile famiglia Negri, che ne ebbe la proprietà fino al 1640 e alla cui estinzione l'immobile fu ereditato dalla casata dei Conti Porta.

Nel 1722 nel clima dell'ordinata amministrazione austriaca uno dei Porta, il Conte Guido, ricostruì tutto il palazzo unificando i due edifici che in precedenza lo componevano.

In questo periodo fu ricostruita completamente, diversa da come appariva nel dipinto del Morone, anche la facciata del Duomo.

Nel 1756 l'immobile fu venduto ai Marchesi Bianchi e precisamente al Marchese Giuseppe, uomo dotto, attivo e di molteplici e larghe vedute.

Egli, trovando evidentemente inadeguata alle sue ambizioni la costruzione fatta sorgere dal Conte Guido Porta, diede inizio sull'area dell'immobile già dei Porta e dei Negri, ad una nuova grandiosa fabbrica, da cui nacque l'imponente palazzo che oggi si vede.

Nel 1786 il marchese Bianchi decise di far sorgere l'ala di chiusura del cortile, nella parte retrostante, ora denominata Piazza Seminario.

Nel 1801 Giuseppe Bianchi morì e il palazzo passò al figlio Alessandro che, essendo meno abile del padre a mantenere il giusto equilibrio tra un ricco tenore di vita e un'accorta amministrazione delle rendite, portò la famiglia ad una decadenza economica.

Interventi appariscenti ed al quanto dispendiosi furono attuati nel palazzo, al ritorno degli austriaci (2^ denominazione) dopo la parentesi napoleonica, e nel 1814 vi s'aggiunse l'attico adorno di stemmi e di statue, elegantemente atteggiate.

Nel 1823 il marchese Alessandro cedeva il palazzo alla Curia vescovile, ritirandosi a vivere in sue proprietà nella zona di Cesole.

All'interno troviamo un imponente scalone e delle belle sale affrescate dal pittore mantovano settecentesco Bazzani.

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PALAZZO DELL'ACCADEMIA

In Via Accademia troviamo il palazzo dell'Accademia, antico plesso dei Gonzaga, che era già sede nel '600 dell'Accademia degli studiosi di varie discipline, aiutati e protetti dai Gonzaga.

Finita la dinastia dei Gonzaga, fu rifondata la nuova accademia sotto la protezione dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria.

In questo periodo il palazzo fu ristrutturato ed assunse un nuovo aspetto neoclassico ad opera di Giuseppe Piermarini (architetto molto noto per aver lavorato a Milano nel progetto del Teatro della Scala).

L'edificio comprende anche il Teatro Scientifico, con bellissime sale per le conferenze degli accademici stuccate con ritratti della famiglia regnante austriaca.

Il teatro, frutto dell'architettura teatrale barocca d'Antonio Galli Bibiena, è un'originale sala a forma di campana; ha scena fissa e quattro ordini di palchi. E' ora usato per le conferenze, per ospitare congressi, riunioni accademiche e per rappresentazioni di spettacoli e concerti.

CURIOSITÀ: il 3 dicembre del 1769, vi s'esibì Mozart a soli tredici anni.

A detta degli intenditori, questa è una sala da concerto dotata di un'acustica eccezionale.

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PALAZZO DELLA FINANZA

Il palazzo della Finanza, situato in Via Pomponazzo, è così denominato perché oggi ospita tutti gli uffici della finanza, mentre un tempo era la sede dei frati carmelitani, ordine soppresso nel 1783 durante la prima dominazione austriaca.

Tale palazzo era l'antico convento di Santa Teresa (Mantova era molto ricca di conventi), come confermato dai due chiostri interni del tardo '400.

Questo palazzo, come altri, è entrato nel progetto di ristrutturazione, non solo del Ducale, ma di tutta Mantova, quando Giulio Romano lavorava per dare alla città un'impostazione nuova.

Anche Giulio Romano, infatti, ha contribuito con un suo progetto alla ristrutturazione di tal edificio. Si può notare osservando la parte bassa della facciata che ricorda l'idea del bugnato, o meglio del finto bugnato, tipico di Giulio Romano, e che troviamo in diverse costruzioni giuliesche mantovane. La lavorazione del marmo picchiettato (la pietra rustica toscana) sarebbe costata troppo. Giulio Romano per risparmiare inventa questa forma di rivestimento del cotto sottostante, per dare l'impressione/illusione di una decorazione di marmo.

In seguito la facciata fu ancora una volta ristrutturata alla fine del 1700 dall'architetto veronese Paolo Pozzo secondo il suo gusto neoclassico. Egli v'inserì due bei portali cinquecenteschi: uno proveniente dalla chiesa poi demolita dello stesso convento; l'altro prelevato dall'antico palazzo della Dogana e alla cui sommità si vedono i facchini, che da una parte trasportano dei sacchi e dall'altra delle casse.

Sul fianco destro del palazzo (Vicolo Carmine) si trovano alcuni resti gotici della chiesa conventuale.

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PALAZZO SORDI

Situato in Via Pomponazzo Palazzo Sordi, come per Palazzo D'Arco le strutture che lo componevano in origine sono state assorbite, per dare origine ad un'unica grande dimora.

Il Marchese Benedetto Sordi commissionò il progetto per tale opera nel 1680 all'architetto fiammingo Geffels (come ricordato nella lapide angolare).

Questo palazzo ha la forma ad U ed all'interno vi si trova un monumentale cortile, arricchito da statue e da altri elementi decorativi, che rispecchiano il gusto scenografico dell'autore.

Uno scalone molto importante con balaustre di marmo, conduce ad un gran salone del piano nobile dedicato alla battaglia di Belgrado della fine del 1600, e ad altre sale ricche di decorazioni e stucchi, rilievi, affreschi, quadri.

Il palazzo, a differenza di Palazzo d'Arco, non è visitabile.

La porta d'ingresso principale, collocata non al centro della facciata, ma in asse con l'attuale Via Calvi, è sormontata da un balcone su cui s'apre una porta finestra, sovrastata da un particolare molto importante: il tondo con la Madonna e bambino, opera del comasco Barberini.

Ancora più in alto vi è una serie di finestre che, come in altri palazzi dell'epoca, avevano la funzione di dare luce alla parte del palazzo ritenuta più importante e di rappresentanza (il piano nobile).

Caratteristici in questo palazzo sono i poggioli incassati delle finestre ed alternati da stemmi con decorazioni che richiamano imprese ed arti varie, e da mascheroni tipici di Giulio Romano. Il grande amore di quest'artista per le maschere, diffusosi proprio dalla metà alla fine del '500 e stato poi ripreso da Gian Battista Bertani (grande artista che, più tardi, ha lavorato molto in Palazzo Ducale) e più tardi dal Geffels.

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CASA DEL BERTANI

Gian Battista Bertani nacque negli ultimi anni del '400 a Venezia, dove vi trascorse l'adolescenza e la giovinezza e morì nel 1576. Si dedicò dapprima alla letteratura, alla filosofia ed alla poesia.

La sua importanza è legata soprattutto alle sue opere architettoniche; non a caso il Bertani è considerato una pietra miliare dell'architettura. A sedici anni fu chiamato alla corte dei Gonzaga.

Dopo la morte di Giulio Romano, egli lavorò per Palazzo Ducale e per la città diventando per un quarto di secolo il protagonista sulla scena dell'arte mantovana. Fu inoltre un grande studioso d'architettura, in particolare dell'opera di Vitruvio.

Vitruvio, fu un grandissimo architetto romano del periodo augusteo e scrisse il DE RE AEDIFICATORIA (trattato che insegna a costruire), in seguito ripreso da Leon Battista Alberti (che pure ha scritto un trattato con lo stesso nome). Vitruvio e Alberti sono i due luminari dell'architettura.

La sua casa (situata in Via Trieste n° 8) è della metà del '500, in quanto il Bertani l'acquistò nel 1554. Gli elementi che la caratterizzano sono le due colonne che hanno una funzione prettamente didattica.

Queste colonne ioniche, infatti, costruite seguendo le famose misure ideali dell'architettura romana, (la rinata architettura del '400 -'500 si rifaceva ai canoni di quella romana) non hanno funzione portante, ma didattica sull'architettura, servono in pratica a far capire che il bello è frutto di un'armonia di misure.

La casa che ci appare adesso, è il frutto di un rimaneggiamento avvenuto nel 1800.

Lo stabile ha subito notevoli cambiamenti all'interno e all'esterno. La facciata si presenta diversamente da com'era in origine perché le due colonne in origine erano collocate a lato del portale d'ingresso, non come ora che sono più distaccate, tra le finestre del pianterreno, ed anche il balcone non esisteva.

La casa del Bertani nonostante tutti questi cambiamenti, è importante perché richiama alla mente del visitatore le regole dell'architettura del '400-'500 e di quella precedente romana, ancora oggi studiata dagli architetti contemporanei.

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CASA DELLA BEATA OSANNA ANDREASI

La casa della Beata Osanna in Via Frattini e rappresenta il tipico esempio dell'architettura quattrocentesca mantovana.

L'origine dell'edificio può essere ravvisato nell'inurbamento avvenuto intorno al 1471 del nucleo familiare di un Nicolò Degli Andreasi.

I caratteri della facciata fancelliana sembrano indicare un momento intermedio tra il primo e il secondo periodo dell'operosità di Luca Fancelli, cioè un momento posteriore alla moda delle merlature chiuse.

Il Fancelli lavorò a Mantova durante tutta la seconda metà del quattrocento. Da ammirare all'esterno sono le cornici in cotto delle finestre al piano superiore e la porta d'ingresso, che è sormontata da un archetto a tutto sesto. All'interno particolare è il mezzanino (presenza insolita nelle abitazioni rinascimentali mantovane) posto tra il pianterreno e il primo piano.

Nel mezzanino, verso il cortile, si trovano le basse stanze dove solitamente si recava la Beata Osanna: a sinistra la stanzetta dove essa si raccoglieva a meditare e a pregare, a destra la camera più larga dove Osanna si spense e che è ora utilizzata dai frati domenicani come sala conferenze. Un corridoio, conduce al piccolo cortile interno diviso in due parti da un portico trasversale a tre arcate con colonne di marmo rosa recanti su capitelli lo stemma della famiglia (scudo araldico contenente un cigno e una stella).

All'interno le vi sono varie stanze decorate con affreschi della fine del '500, ad ispirazione giuliesca con molteplici decorazioni fantastiche e mitologiche.

Fino al 1583 la casa apparteneva alla casata degli Andreasi che aveva generato la Beata e dopo alcuni passaggi di proprietà, nella seconda metà del 1600 essa tornò agli Andreasi, ma di un altro ramo.La casata degli Andreasi pare che discenda da quel ceppo dei Signori di Rivalta, che aveva avuto un ruolo di principale importanza nella storia del Comune. Nella seconda metà del '400, all'epoca della fondazione dell'edificio, componevano la casata ben 34 famiglie, otto delle quali residenti a Mantova, mentre le restanti nelle zone all'aldilà del Po.

Nicolò fu il padre della Beata Osanna, terziaria domenicana, che morì nel 1505 in questa casa e beatificata da Papa Leone X, (conosciuto anche come Papa Medici), dopo circa 40 anni dalla sua morte. Gli Andreasi erano dei nobili molto legati alla Corte Gonzaghesca, come evidenziato nella camera degli Sposi. Nell' affresco si vede al fianco di Ludovico II, un personaggio che gli dice qualcosa e si pensa che è il suo consigliere Marsilio Andreasi.

Francesco II e la moglie Isabella d'Este furono grandi devoti della Beata Osanna, anche perché pare che il loro figlio Federico fosse nato finalmente dopo dieci anni di matrimonio proprio grazie alle preghiere della della Beata.

Nel 1966 l'ultimo erede dei Magnaguti ha lasciato la casa alla locale parrocchia di Sant'Egidio e all'ordine Domenicano, che s'occupa di predicazioni e che qui organizza incontri di studio filosofico e teologico

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PALAZZO VALENTI GONZAGA

Questo palazzo è stato restaurato in questi ultimi anni, poiché era fatiscente. E' stato in questo ultimo secolo dimora di molteplici piccoli artigiani, che vi hanno svolto per anni la loro attività. Fu iniziato nella seconda metà del '600, ma rimase incompiuto.

Fu la dimora dei marchesi Valenti, antica e ricca famiglia d'abili mercanti mantovani, originari di Campitello, stabilitasi a Mantova fin dal Medioevo. Questi hanno ricevuto il titolo di Marchesi dai Gonzaga nel '500, grazie agli stretti rapporti e agganci instauratisi tra questa famiglia e quella del Principe.

La famiglia ebbe alcuni importanti personaggi rappresentativi a livello pubblico e religioso. Esempio: nel '700due cardinali Silvio e Luigi; il primo fu ambasciatore del papa e fece costruire la tomba di Dante a Ravenna, il secondo è da ricordare perché ha lasciato i suoi beni ai poveri (cosa strana per l'epoca).

In seguito, durante il Risorgimento, i Valenti si sono impegnati contro gli Austriaci e poi un Valenti ha diffuso a Mantova i primi asili di Don Ferrante Aporti.

Palazzo Valenti Gonzaga, in stile barocco, è un impianto architettonico gigantesco, fastoso all'esterno e ricco d'affreschi e statue d'autore all'interno.

La facciata, attribuita all'architetto Nicolò Sebregondi (lo stesso autore della Villa Favorita di Porto Mantovano), dà un piacevole effetto cromatico, grazie all'accostamento del mattone col marmo e si presenta a tre piani (terreno, nobile e superiore), anche se parrebbe a cinque.

Da notare all'esterno l'alternanza di finestre rettangolari e quadrate e a coppie e singole, di cui quelle del piano nobile, curiose perché appartengono agli stessi saloni (una finestra sotto l'altra, nello stesso salone).

Da ammirare è lo zoccolo a conci marmorei a punta di diamante, come pure la decorazione scolpita di marmo sopra le finestre ed i mascheroni-mensole che ne reggono i bancali.

Superato l'androne d'ingresso, si accede ad un porticato a cinque arcate, poggianti su colonne di marmo del '400, che immette nel cortile interno di Palazzo Valenti (il giardino è nella parte posteriore), caratterizzato da una gradevole decorazione a stucco sulle quattro pareti, ritenuta opera del fiammingo Franz Geffels (lo stesso autore di Palazzo Sordi). La scala d'accesso era situata entrando a sinistra.

L'ala verso il giardino presenta al centro un gran balcone contornato da due vittorie alate, che sorreggono una corona di fiori e la figura di due mostruosi giganti (telamoni).

Nel cortile spettacolari sono le pareti dove si possono notare statue, erme, telamoni, mascheroni, festoni di frutta, nastri svolazzanti, animali quali aquile e leoni, presenti pure negli stemmi Valenti.

Da notare è la decorazione della cornice di gronda in cui, si celebrano la gloria e la nobiltà della famiglia Valenti, e che ricorda quella di Palazzo Sordi.

Un grande stemma coronato, inoltre, campeggia in alto, nel timpano, sul quale si legge appunto l'epigrafe "VALENTIBUS APTA", consona al rango dei suoi possessori.

Infatti, nel 1518 fu concesso al cavaliere Valente Valenti d'aggiungere al proprio cognome quello dei Gonzaga e d'usufruire d'altri privilegi.

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CASA MENOZZI

Casa Menozzi è una costruzione della seconda metà del '400, adiacente a palazzo Valenti Gonzaga, un tempo chiamata "Casinò Valenti".

Questa casa è da considerarsi storicamente un edificio a sé e solo in tarda epoca accorpato alla proprietà dei Valenti Gonzaga.

L'edificio costruito su progetto di Luca Fancelli (architetto fiorentino allievo di Brunelleschi, che opera a Mantova dal 1450 per circa quarant'anni), si contraddistingue per la sua fattura quattrocentesca e per l'alto coronamento al di sopra del piano nobile, costituito da 5 nicchie, all'interno delle quali ci sono le copie delle statue in cotto a tema religioso di quelle attribuite ad Andrea Mantegna.Le originali sono invece esposte a Palazzo Ducale.

Il palazzo è stato abitato fino al 1871 da una discendente della famiglia Valenti Gonzaga, la marchesa Teresa Valenti Arrivabene, che sposò il Conte Arrivebene e che viveva nella Casa Menozzi.

La nobildonna fu un'importante esponente del risorgimento italiano. Nel corso della prima metà del '700 si è provveduto ad interventi d'abbellimento negli interni delle varie stanze.

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PALAZZO MAGNAGUTI

Situato tra via Giulio Romano e via Isabella d'Este il palazzo, come risulta dall'epigrafe di marmo posta sull'angolo, è stata la dimora dei Conti Magnaguti.

La data (1768) riportata sull'epigrafe è errata, in quanto il palazzo è diventato proprietà Magnaguti solo intorno al 1780, come risulta da ricerche effettuate.

All'interno del palazzo troviamo due spaziose sale, con notevoli decorazioni dipinte dal veronese Giorgio Anselmi e dal mantovano Felice Campi, in occasione delle nozze di un Magnaguti.

I Magnaguti, come altre famiglie, ottennero il titolo di Conti nel 1699, per concessione dell'ultimo duca di Mantova Ferdinando Carlo Gonzaga.

Fu Antonio Magnaguti che trasferì la famigliada via Chiassi all'attuale palazzo, nel quale ve Alessandro, ultimo erede morì nel 1966. Costui era un uomo di cultura, che aveva vissuto in mezzo a cose preziose e rare, per massima parte da lui stesso raccolte. Tra le sue collezioni assai importanti è da menzionare quella delle monete.

Il palazzo ha subito varie ristrutturazioni nel '700 e nell'800. Intorno al 1860, infatti, la dimora fu rinnovata, tranne le due sale già decorate nel '700.

Alla ristrutturazione partecipò l'ingegnere Luigi Poma, fratello di Carlo, il martire impiccato a Belfiore nel 1852.

Oggi il palazzo sia internamente sia esternamente ha un'impostazione ottocentesca. La parte esterna richiama il tardo neoclassicismo ed è arricchita dal balcone angolare, che dà una nota romantica allo stabile. Sopra l'ampia porta d'ingresso vi è il numero civico 1562, appartenente alla vecchia numerazione. Nell'atrio due lapidi ricordano la nascita nel palazzo nell'anno 1827 del patriota Giovanni Chiassi, figlio di una Magnaguti. L'arioso cortile del '700 mostra nel fondo, tra gli alberi, una parte della scuderia e della rimessa. Al piano superiore s'accede attraverso una scala rifatta nello scorso secolo, con disegni dell'ingegnere Poma. e vi troviamo l'appartamento nobile con le due sale decorate dal Campi e dall'Anselmi. ed arredate da mobili e quadri, appartenenti al professore Mario Pellosa, chirurgo, che v'abita.

Ora la dimora è di proprietà della moglie di un nipote dell'ultimo Magnaguti, che non aveva figli.

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PALAZZO DI GIUSTIZIA

Situato in via Poma, il palazzo di Giustizia sorge su una proprietà, che nel '400 fu edificata, insieme ad altre costruzioni della zona, sul progetto del famoso asse gonzaghesco, che da palazzo S. Sebastiano, (allora non c'era palazzo Te) antica residenza di Isabella d'Este, andava verso il centro antico della città.

Qui furono iniziati, per ordine di Ludovico II, i lavori di riempimento degli acquitrini che occupavano questa zona. Queste proprietà sono poi state vendute, ed acquistate da importanti famiglie nobiliari, che vi fecero costruire i palazzi che ora vi sorgono .

Nel '500 si sa che il palazzo era dei Calvisano.

Il conte di Calvisano era il marito di Isabella Boschetti, di Calviano che era la "favorita" di Federico II. (Federico II fece costruire palazzo Te per se stesso e per Isabella).

Successivamente appartenne ai signori di Vescovado, ramo collaterale della famiglia Gonzaga, di cui tuttora vivono gli ultimi eredi Gonzaga di questo ramo cadetto e che arrivano a Mantova in occasione di importanti manifestazioni. La facciata fu realizzata verso il 1620, ed è attribuita al Viani.

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CASA DI GIULIO ROMANO

Situata in via Poma è l'ultima dimora di Giulio Romono che fu anche l'ultimo lavoro per se stesso.

Egli fu un architetto, pittore e decoratore di gronde rilievo per lo città di Mantova. Basti pensare alle sue opere presenti in Palazzo Te. Fu allievo di Raffaello e giunse alla corte gonzaghesca a soli 25 anni operando a Mantova fino al 1546 (anno della sua morte, avvenuta a soli 47 anni).

La città di Mantova ha tratto enormi vantaggi dalla simbiosi di questo artista con Federico II Gonzaga, figlio di Isabella d'Este, riuscendo ad imprimere alla città un ordinamento urbanistico moderno e funzionale.

Precedentemente visse in altre residenze mantovane, una delle quali era situata nella contrada della Pusterla, compresa tra le attuali via Acerbi e Mazzini, l'altra, ricevuta in dono da Federico II Gonzaga, si trovava nella contrada del leopardo, cioè vicino alla Chiesa di S.Andrea.

Nel 1538 in parte acquistò questa casa dagli eredi di Ippolito Ippoliti ed in parte la ebbe in dono.

Questo immobile, edificato agli inizi del '500 su preesistenze medievali (addirittura tardo '300 primi anni del '400), presenta la particolarità delle opere giuliesche (bugnato finto).Si presenta cioè con bugne rustiche alternate con altre più lisce. E' interrotta dal portone asimmetrico, sovrastato da una specie di timpano triangolare.

Il piano superiore, come possiamo vedere, è suddiviso in otto scomparti: quello centrale, cioè il quinto a partire da sinistra, presenta una nicchia contenente Ai statua del dio greco Mercurio, protettore delle arti. Gli altri sette, cioè quattro a sinistra e tre a destra, contengono delle finestre dalle cornici insolite racchiuse da degli archi ciechi.

Nel fregio del sottotetto sono inserite delle finestrelle circolari collegate tra di loro da una serie di festoni.

Gli ultimi restauri di tre anni fa hanno dato questo nuovo aspetto, con il fondo rosato che vediamo tra gli archi. All'interno notevole è il salone principale di rappresentanza, ornato da un bel camino e da importanti affreschi che raffigurano tutte le divinità dell'antica Grecia e che ricordano le decorazioni Giuliesche effettuate all'interno di Palazzo Te, nel salone dei Cavalli.

L'effetto generale del salone richiama all'antica architettura greca e romana ed esprime l'autentico vena artistica del suo proprietario. Questa residenza è una delle più belle dimore di Mantova, attualmente è proprietà privata e quindi non è visitabile.

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